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Gregorio di Tours

Gregorio di Tours (538-594) fu uno storico Gallo-Romano e Vescovo di Tours, il che lo rendeva il più alto prelato della Gallia. Scrisse in un tentativo di stile letterario tardo latino, incerto, sgrammaticato e barbarizzato, ma nondimeno pieno di vitalità e con molti termini Franchi e Germanici. Quando l'ispirazione mancava, si rifaceva prontamente alle formule linguistiche della dottrina. Con tutto ciò, fu la principale fonte contemporanea della storia Merovingia. Il suo lavoro principale fu la Historia Francorum ("Storia dei Franchi"), in dieci libri, ma è anche conosciuto per i suoi resoconti sui miracoli dei santi, specialmente i quattro libri sui miracoli di Martino di Tours. La tomba di Martino fu un importante luogo di culto del VI secolo, e gli scritti di Gregorio ebbero una funzione pratica nel promuovere il suo culto altamente organizzato. Gregorio è stato canonizzato come santo della Chiesa Cattolica Romana. Gregorio condivideva la passione gallica per gli eventi miracolosi, più erano incredibili, più erano eccitanti.

Gregorio nacque nella classe alta della società Gallo-Romana, di discendenza senatoriale da entrambi i genitori, come ci dice egli stesso, a Clermont, nella regione dell'Avergna, nella Gallia centrale. Dei i Vescovi di Tours che lo precedettero, tutti meno cinque erano legati a lui da qualche grado di parentela. Spese gran parte della sua carriera a Tours, anche se si spostò fino a Parigi. Il mondo rude nel quale visse era la cuspide tra l'antichità morente e la nuova cultura barbarica della prima Europa medioevale (i "Tempi Bui" secondo gli storici del XIX secolo). Gregorio visse anche sul confine tra la cultura Franca dei Merovingi a nord e quella Gallo-Romana del sud della Gallia.

A Tours, Gregorio era nella miglior posizione per sentire e incontrare chiunque avesse influenza nella cultura Merovingia. Tours sorge sulle importanti acque navigabili della Loira. Cinque strade romane partivano da Tours, che giaceva sulla via principale che collegava la regione dei Franchi a nord e l'Acquitania, con la Spagna. A Tours, l'influenza Franca del nord e quella Gallo-Romana del sud avevano il loro principale punto di contatto (vedi mappa). Come centro del popolare culto di San Martino, Tours era luogo di pellegrinaggio, ospedale e santuario politico nel quale importanti leader trovavano rifugio durante le violenze e le agitazioni dei disordini Merovingi.

Gregorio conobbe personalmente quattro Re Franchi: Sigeberto I, Chilperico I, Gontrano, e Childeberto I oltre a gran parte delle altre figure principali tra i Franchi.

La canonizzazione di Gregorio come santo della Chiesa Cattolica Romana puo mettere alcuni lettori a disagio dovendolo criticare cone cronista. "È piuttosto come rivelazione inconscia che il lavoro risulta particolarmente utile", è il modo in cui il suo traduttore, Ernest Brehaut, introdusse il lavoro nel 1915.

La Historia Francorum è in dieci libri. I libri dall'I al IV raccontano la storia del mondo dalla creazione, ma arrivano rapidamente alla cristianizzazione della Gallia, alla conversione dei Franchi a alla conquista della Gallia da parte di Clovis, a alla più dettagliata storia dei Re Franchi fino alla morte di Sigeberto nel 575. A questa data Gregorio era Vescovo di Tours da due anni.

La seconda parte, libri V e VI, si chiude con la morte di Chilperico nel 584. Durante gli anni in cui Chilperico resse Tours, le relazioni tra questo e Gregorio furono tese. Il passaggio più eloquente della Historia è il capitolo finale del VI libro, nel quale il carattere di Chilperico viene riassunto senza pietà.

La terza parte, composta dai libri dall'VII al ­X, narra dei resoconti sempre più personali fino all'anno 591. Un epilogo venne scritto nel 594, l'anno della morte di Gregorio.

Leggendo la Historia Francorum si deve decidere se si tratti di una Storia Reale, e se Gregorio la scrisse per compiacere i suoi patroni. E' probablie che una delle case reali Franche sia trattata più generosamente di altre. Fu anche un vescovo cattolico, e i suoi scritti rivelano dei punti di vista tipici della sua posizione. Le sue opinioni sui pericoli percepiti dell'arianesimo (ancora forte tra i Visigoti) lo porta a scrivere nella prefazione alla Historia una dettagliata espressione della sua ortodossia sulla natura di Cristo. Il suo disprezzo dei pagani e degli ebrei può essere visto nel contesto dell'epoca. L'educazione di Gregorio fu limitata a quella strettamente cristiana disponibile all'epoca, ingorando le arti liberali e i classici pagani; anche se aveva letto Virgilio, ci ammonisce che "Non dobbiamo riferirci alle sue fiabe menzognere, affinchè non si ricada sotto la sentenza della morte eterna".


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