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Poesia burlesca

La poesia burlesca, o poesia comico- realistica (o giocosa o borghese), nasce alla fine del Duecento. I suoi rappresentanti rinnegano e a volte satireggiano i modi della poesia elevata e trattano argomenti modesti, realistici, quotidiani, l’amore sensuale, il gioco, le taverne… usando un lessico ed una sintassi prossimi a quelli della lingua parlata. Questi poeti rifiutano la tradizione stilizzata della poesia stilnovista, astratta e nobile. I temi sono popolareschi e realistici, affrontati in uno stile comico ma formalmente elaborato. L'amore diventa rapporto fisico, gli ambienti sono comuni, alla nobiltà di nascita e d'animo si sostituisce la ricerca della ricchezza economica, unita al disprezzo per la cultura. Non di rado si tratta di testi parodistici, ma anche di divertimenti scherzosi che riprendono alcuni esempi della poesia provenzale, in particolare le tenzoni, componimenti costituiti da scambi alternati di insulti e accuse reciproche tra poeti contendenti. Si tratta di una poetica ben conscia dei propri intenti e dei mezzi espressivi da usare. L’iniziatore del genere fu Rustico Filippi (1230 -1295) che compose sonetti giocosi e satirici accanto a quelli d’amore di stampo provenzaleggiante. L'esempio di Rustico fu seguito da Folgòre da San Giminiano e da Cecco Angiolieri.

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