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Teatro latino

Table of contents
1 La scena
2 Le forme
3 Terminologia romana dei generi teatrali

La scena

Nel secolo che intercorre all'incirca fra il 240 AC (anno in cui si svolse la prima regolare rappresentazione di un’opera di Livio Andronico) e l'età dei Gracchi (133–121 AC) tutti i poeti romani scrivono per la scena, alternando i vari tipi di generi teatrali codificati, sorgono corporazioni professionali degli autori e degli attori, si sviluppano polemiche letterarie e dichiarazioni di poetica. La diffusione di questo tipo di comunicazione artistica maggiore rispetto a quella della letteratura scritta, che rimane fenomeno pi ristretto.

I principali generi teatrali romani sono, in origine, di importazione greca Sono infatti di origine greca:

  1. il principale genere comico, la palliata, così definita dal pallio, che era il tipico abbigliamento dei Greci (sono autori di palliata Plauto, Cecilio Stazio e Terenzio);
  2. il principale genere tragico, la cothurnata (i coturni sono gli altissimi calzari degli attori tragici greci)

Gli autori di palliate e coturnate presentano le loro opere non solo come ambientate in Grecia, ma anche come derivate da precisi e conosciuti modelli greci, ossia si presuppone un pubblico colto, in grado di cogliere le finezze degli adattamenti e svolgere un paragone con gli originali greci. Parimenti si sviluppano una palliata e una coturnata romane, dette rispettivamente togata (perché la toga romana si sostituiva al pallio) o trabeata, e praetexta (dall'abbigliamento dei magistrati romani), rette dagli stessi canoni drammaturgici e rispondenti alle stesse tendenze stilistiche dei corrispondenti generi greci. La tragedia (praetexta) di argomento romano si rinnova negli avvenimenti, considerando fatti storici, quindi non pi legati al mito della tragedia attica, ma, parimenti, ispirandosi largamente a stile e convenzioni della tragedia di Sofocle ed Euripide. Anche i termini tecnici della drammaturgia sono tutti di origine greca o etrusca (come la parola histrio per "attore").

L'istituzione di pubblici spettacoli organizzati dallo Stato romano ebbe grande importanza. La sede regolare del teatro latino rappresentata, in tutta l'età repubblicana, dal ricorrere di feste e solennità religiose, come la tragedia attica, anch'essa collegata a festività cicliche e pubbliche, però a Roma il legame era, fin dall'inizio, esteriore. Le feste erano un momento di aggregazione, ma il teatro latino non ha tematiche connesse alla sensibilità religiosa, o al contenuto delle singole celebrazioni festive, a Roma l'esecuzione pubblica di formule religiose e di inni non sembra collegata alla genesi del teatro. La pi antica ricorrenza teatrale legata alla celebrazione dei ludi Romani in onore di Giove Ottimo Massimo: durante i ludi Romani del 240 AC Livio Andronico mette in scena il primo testo drammatico "regolare", una tragedia su modello greco. Durante l'età di Plauto e Terenzio (250 AC–159 AC), ci sono quattro ricorrenze annuali deputate alla rappresentazione di ludi scaenici: i ludi Romani (nel mese di settembre); i ludi Megalenses, in onore della Magna Mater (aprile); i ludi Apollinares (luglio); i ludi plebeii, dedicati a Giove Ottimo Massimo (novembre). A organizzare i ludi erano sempre i magistrati in carica, edili, o pretori urbani.

Il carattere statale e ufficiale dell'organizzazione fa sì che i committenti delle opere teatrali siano le autorità, ciò spiega, nel caso della tragedia di argomento storico, la scelta di determinati argomenti, come esaltazioni di eroiche imprese o di antenati illustri di certe casate. La praetexta ha spesso non solo una tematica nazionale e nazionalista, ma anche un riferimento a singole figure politicamente influenti. Nel caso della commedia, invece, l'importanza dei committenti subordinata ai gusti del pubblico, che una rappresentanza composita e generale di tutta la società romana. La commedia latina conosciuta non esercita vere forme di critica sociale o di costume, non sono consentiti attacchi personali ed espliciti o prese di posizione politiche. Il mondo della commedia, pur realistico, non fa riferimenti all'attualità politica. Il poeta Nevio famoso per i suoi attacchi al clan nobiliare dei Metelli, e sembra che per cause politiche venisse anche incarcerato, ma il teatro comico di Nevio completamente perduto. Nel 207 AC fondata la "confraternita degli autori e degli attori" collegium scribarum histrionumque, ma il riconoscimento fu piuttosto limitato, infatti, gli autori teatrali sono accomunati agli attori, un'attività che all'epoca nessun Romano di nascita libera avrebbe intrapreso, inoltre sono indicati con il termine "scriba", che nel latino pi tardo vale "scrivano" e non "scrittore". L'assunzione dal greco del termine poeta indica una pi elevata autocoscienza. Il riconoscimento sociale cresce con il consolidarsi dei legami fra autori e aristocrazia. Ennio per la letteratura "seria", e Terenzio per il teatro comico, sono le figure chiave di tale ascesa. Gli oneri finanziari delle rappresentazioni spettavano allo Stato, rappresentato dai magistrati organizzatori.

                 
Il primo teatro di pietra fu edificato a Roma solo nel 55 AC, in precedenza si usavano solo strutture provvisorie, in legno. L'azione si svolgeva sempre in esterni, di fronte a due o tre case, collocate su una strada che portava, per convenzione, da un lato al centro della città, ossia al foro, e dall'altro fuori dello spazio urbano (la campagna, o il porto). Un aspetto fondamentale della messa in scena era l'uso di maschere fisse per determinati tipi di personaggi, presenti quasi in ogni trama di commedia: il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, la cortigiana, il lenone, lo schiavo, il parassita, il soldato, etc. La funzione delle maschere era di far riconoscere, sin dall'inizio dell'azione scenica, quale fosse il "tipo" del singolo personaggio.

I prologhi di Plauto, forniscono al pubblico informazioni sulla trama, citano i personaggi a seconda del loro "tipo" generico (il vecchio, il giovane, il lenone...) e non insistono sui nomi, che il pubblico faceva pi fatica a individuare e ricordare. L'uso di tali maschere ebbe un forte influsso sulla poetica dei commediografi latini. Plauto spesso lavora su "tipi" psicologici stereotipati e generici, per rivolgere tutta la sua attenzione alla comicità delle singole situazioni e all'inventiva verbale. Terenzio lottò contro questa tendenza, cercando di approfondire la psicologia dei suoi personaggi. L'uso delle maschere aveva anche una funzione pratica. Un attore, cambiando maschera e costume, poteva recitare pi di una parte. Perciò anche una commedia dall'azione molto complessa poteva essere recitata da un numero limitato di interpreti. Tra gli attori esistevano gerarchie di abilità e specializzazione: alcuni personaggi (in genere uno o due per commedia) avevano delle parti molto impegnative, comprendenti dei cantica o "arie" che richiedevano particolare virtuosismo nell'esecuzione.

Le forme

Per i testi scenici romani, pi dettagliata l'informazione sulla palliata, piuttosto che sulla tragedia, infatti della tragedia arcaica restano solo frammenti, comunque, alcuni aspetti generali sono validi per entrambi i generi.

La commedia o palliata (ambiente greco)

L'autore di palliate meglio conosciuto, Tito Maccio Plauto, scrive commedie:
  1. non divise in atti.
  2. composte di parti cantate e recitate.

Il teatro plautino comprende tre distinti modi di esecuzione e di metrica:
  1. parti recitate senza accompagnamento musicale (in senari giambici)
  2. parti recitative, in cui era presente un accompagnamento musicale (in settenari trocaici)
  3. parti cantate, composte in una straordinaria varietà di metri.

Tutti questi versi hanno dei precisi corrispondenti nel sistema della metrica greca classica. La struttura metrica della palliata offre una notevole ricchezza e musicalità. Grandi erano le differenze rispetto alla struttura formale dei modelli, che erano i testi della Na, la "Commedia Nuova" fiorita ad
Atene nel IV secolo AC. Tali opere erano di norma (a) divise in atti, (b) composte solo di parti "recitate" o "recitative", avevano quindi una struttura pi lineare e uniforme per imitare lo stile piano e colloquiale della conversazione quotidiana. L'uso di parti musicali era confinato agli intermezzi, le pause che marcavano la divisione tra un atto e l'altro e che consistevano di esecuzioni musicali. La palliata di Nevio e Plauto lascia cadere quest'uso e, con esso, la nitidezza della divisione in cinque atti. La "riscrittura" degli originali ateniesi diventava così un'operazione di passaggio a nuovi codici espressivi. Riscrivere il monologo di un personaggio in un’aria, coinvolge la struttura del discorso, la scelta delle parole e dei concetti e cambia il modo di concepire il personaggio. La poetica realistica della Commedia Nuova comincia ad essere intaccata, infatti nasceva l'impulso a creare nuove situazioni, ritagliando nella sceneggiatura originale spazi e pause adeguate.

La tragedia

La tragedia attica prevedeva parti dialogate, recitate o recitative, e parti liriche. Di queste ultime, l'aspetto senz'altro pi caratteristico erano i cori musicati e danzati. La funzione tipica delle parti corali nell'intreccio era di commento all'azione e lo stile era nettamente separato da quello delle parti individuali. I tragediografi latini non disponevano delle strutture (sceniche, coreografiche, musicali) necessarie a riproporre nel teatro romano le inserzioni corali del teatro attico, erano quindi necessari dei profondi cambiamenti nella riscrittura degli intrecci attici. I tragici latini dovettero riassorbire nelle nuove presentazioni sceniche anche ciò che delle parti corali sembrava loro indispensabile. La scomparsa dei cori lasciava nelle tragedie un "vuoto" di stile e di immagini elevate. I tragici latini ovviarono a questo "vuoto" alzando, mediamente, tutto il livello stilistico dei loro drammi.

La tragedia latina caratterizzata da uno stile che, nella sua elevatezza, appare uniforme e che si oppone nettamente alla lingua quotidiana. I poeti tragici usarono "calchi" dalla lingua poetica greca, arditi neologismi, prestiti dal solenne linguaggio ufficiale della politica, della religione e del diritto. Essi riuscirono così a dotare la tragedia di un suo linguaggio identificabile, anche troppo enfatico. Mentre nella tragedia attica la maggior parte del dramma impostata sul registro colloquiale, nella tragedia romana sono presenti soluzioni, caratterizzate da pi forti modulazioni stilistiche e sentimentali, come i recitativi e i vari tipi di cantica. Nella tragedia romana la crescita del pathos (tensione emotiva) a spese di una pi razionale analisi psicologica dovuta a tale transcodificazione, mentre il senario, nella tradizione latina di età repubblicana, diventa sempre pi il tipico, prosaico e irregolare, verso dei comici. Il sistema teatrale attico del IV secolo AC si basava su una netta divisione di stili. Per staccarsi dal realismo del linguaggio comico, la tragedia greca, destinata a cantare illustri figure del mito, attingeva alle riserve della lingua epica e lirica, e alle tradizioni di parlate non attiche, ma la poesia romana, non aveva un passato letterario tanto ricco da permettere profonde distinzioni tra i diversi generi e livelli di stile e dovette quindi creare un nuovo, enfatico linguaggio tragico.

L'atellana

Il genere popolare dell’atellana stato accostato alla commedia dell'arte. La penetrazione dell'atellana a Roma (il nome viene dalla città di Atella, in Campania) cominciò prima dell'istituzione di un teatro letterario e regolare. Probabilmente tali spettacoli preletterari non richiedevano una vera struttura professionale. È probabile che, in origine, si recitasse "a soggetto", cio improvvisando e che l’atellana si basasse perciò su canovacci rudimentali: un intreccio scenico che prevedeva equivoci, incidenti farseschi e bisticci e battute argute, affini allo spirito dei fescennini. I canovacci comportavano l'uso di maschere fisse e ricorrenti (di qui soprattutto il parallelo con la commedia dell'arte). Influssi dell'atellana sul teatro regolare e grecizzante sono molto probabili: il pubblico doveva essere lo stesso, e anche l'atellana certamente già aveva in sé elementi di tradizione culturale greca e magnogreca. La farsa italica ebbe una rinascita nella prima parte del I secolo AC, quando assunse dei caratteri letterari pi regolati senza però rinunciare all'uso di un linguaggio popolaresco e intemperante.

Terminologia romana dei generi teatrali

  • Fabula: termine generico che può essere riferito a qualsiasi tipo di testo teatrale. Tutte le designazioni elencate qui sotto sono, propriamente, degli aggettivi che si riferiscono, specificandolo, a questo termine onnicomprensivo.
  • Palliata: Commedia dì ambiente greco (adattamento di un originale della Commedia Nuova ateniese). I personaggi indossavano un abito tipicamente greco, il pallium, opponibile alla toga romana.
  • Togata: In senso generico, qualsiasi opera teatrale di ambientazione romana; per lo pi (in opposizione a praetexta), una commedia di ambiente romano; generalmente distinta anche da generi comici pi popolari, quali atellana e mimo.
  • Tabernaria: Opera comica di ambientazione romana; il termine sembra avere una connotazione pi "bassa" rispetto alla togata. (Taberna = bottega, osteria)
  • Trabeata: Neologismo che indica un esperimento occasionale. li termine rifatto sullo schema di togata e deriva dalla trabea, l'abbigliamento tipico dei cavalieri. Un liberto di Mecenate, Gaio Melisso, si era provato a comporre delle commedie per così dire "«borghesi", a cui la nuova definizione si applicava.
  • Crepidata o Cothurnata: Termini poco usati, che identificano, in opposizione alla praetexta, le tragedie di ambientazione greca. Il coturno era l'alta calzatura tipica degli attori tragici greci, crepidata deriva da crepida, "sandalo alla greca". Il termine crepidata forse riferibile al genere comico alla greca delle palliatae.
  • Praetexta o Praetextata: La toga praetexta era la toga indossata dai magistrati romani, contrassegnata da una striscia di porpora. Il termine indica tragedie di ambientazione romana.

CommediaTragedia
Ambiente grecopalliatacothurnata
Ambiente romanotogatapraetexta

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