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Ludovico Ariosto

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Ludovico Ariosto (8 settembre 1474, Reggio nell'Emilia - 6 luglio 1533, Ferrara) č stato uno fra i maggiori poeti italiani. È l'autore dell'Orlando furioso.

Table of contents
1 Vita
2 Opere

Vita

Ludovico Ariosto, nacque a Reggio Emilia, dove il padre, il conte Niccolò Ariosto, di famiglia nobile ma non ricca, era capitano della cittadella. Dal 1503 al 1517, il servizio presso il cardinale Ippolito d’Este, fratello del duca Alfonso I, gli procurò uno stipendio fisso.

Ludovico fu indirizzato dal padre allo studio delle leggi, ma, dopo cinque anni di studi svogliati riuscĂŹ ad ottenere dal padre il permesso di dedicarsi alla letteratura.

Nel 1500 alla morte del padre, l’Ariosto, come primogenito, dovette provvedere al mantenimento della numerosa famiglia e di una serie di benefici ecclesiastici. Con l’aiuto del fratello Galasso amministrò i beni di famiglia, procurò una sistemazione a fratelli e buone doti alle sorelle, dimostrando spirito pratico e senso della realtà. Fu abile diplomatico e portò a termine incarichi, anche delicati, per conto del cardinale Ippolito.

Nel 1517 però, l’Ariosto si alienò la benevolenza del cardinale rifiutando di seguirlo nell’arcivescovado di Buda, in Ungheria, adducendo come pretesti la salute malferma, l’inverno imminente, l’essere egli l’unico sostegno della famiglia. I motivi reali erano altri: il desiderio di lasciare il servizio del cardinale e l’amore per Alessandra Benucci, vedova del ferrarese Tito Strozzi, conosciuta nel 1513, che sposò nel 1527, segretamente, per non perdere alcuni benefici ecclesiastici di cui godeva.

Nel 1516 l’Ariosto aveva pubblicato la prima edizione dell’Orlando Furioso e aveva composto dei versi latini, le rime migliori, e due commedie.
Al danno conseguente la perdita del favore del cardinale rimediò il fratello di questi, il duca Alfonso, che accolse il poeta nella propria corte (1518).

Nel 1522 il duca gli assegnò l’ufficio di governatore della Garfagnana che costrinse il poeta a trascurare i suoi studi e lo forzò ad usare metodi energici, che ripugnavano alla sua indole pacifica, per sedare la violenta lotta tra fazioni.

Nel 1525, l’Ariosto riuscĂŹ a tornare a Ferrara e, non avendo accettato di andare ambasciatore presso papa Clemente VII (1523 - 1534), potè dedicarsi alla letteratura, ritirandosi, con l'adorata Alessandra, in una modesta casetta dove lavorò intensamente alle commedie ed alla terza edizione del Furioso (1532). In quello stesso anno il poeta si recò a Mantova per presentare una copia del Furioso all’imperatore Carlo V.

MorĂŹ nel 1533.

Opere

  • Orlando Furioso
(Vedi articolo a parte
Orlando furioso per una scheda critica sull'opera)

Opere minori

Rime

Nell’Ariosto l’assimilazione della cultura umanistica non ha lasciato tracce pedantesche ed in tutta la sua opera poetica italiana l’erudizione non si avverte. Nelle opere minori l’Ariosto si avvicina ad un’arte realistica, di sincera confessione, pur restando fedele ai modelli classici, mentre nel “Furioso” si stacca dalla vita reale e dalla contingenza storica, librandosi sulle ali della fantasia. Le sue liriche in volgare, le ”Rime”, costituiscono un piccolo canzoniere, abbastanza originale, nel quale le consuete forme petrarchesche non soffocano la spontaneitĂ , soprattutto quando l’Ariosto canta l’amore, vivace e sensuale, che mal si adatta alla convenzionalitĂ  platonica del Petrarca, per la bellissima Alessandra (Benucci), colta nella sua realtĂ  umana e nella sua squisita bellezza; come per Petrarca non v’č che Laura, cosĂŹ per l’Ariosto non v’č che Alessandra, la prima innalzata alla sfera ideale della femminilitĂ , la seconda completamente umana e perfetta, musa ispiratrice di tutta la poesia ariostesca, ambedue donne eterne nella luce del sogno. SATIRE.- . [ I – viaggio a Roma \\ II - rifiuto di seguire il cardinale Ippolito a Buda \\ III - visita a Leone X \\ IV – soggiorno in Garfagnana \\ V- consigli sulla scelta di una buona moglie \\ VI - (al Bembo) rievoca gli studi umanistici compiuti \\ VII – motivi che lo hanno indotto a rifiutare la carica di ambasciatore a Roma]. L’apertura serena e cordiale verso il mondo, basata sulla conoscenza dell’uomo e della sua varia e spesso contraddittoria natura, nonchĂŠ sull’accettazione della realtĂ  in tutti i suoi aspetti, che č caratteristica dell’Ariosto, costituisce la linfa vitale delle satire, opera di grande valore autobiografico, psicologico e morale, anche se il loro effettivo valore artistico č stato assai discusso: dal giudizio eccessivamente benevolo del Foscolo a quello oltremodo severo del Croce. In realtĂ  le satire, pur vivaci ed eleganti, non sempre attingono ad una vera, meditata poesia, tuttavia hanno un loro indubbio fascino. I personaggi delle satire hanno indimenticabili risonanze umane ed una sinceritĂ  artistica che rende le epistole in terza rima, ben diverse da semplici e gustose confidenze epistolari . le satire mostrano l’uomo ed il poeta , calato nella vita quotidiana, eppure da essa saggiamente distaccato ( in realtĂ  l’Ariosto dimostrò un notevole spirito pratico), sempre pronto a lamentarsi delle situazioni nelle quali si trova coinvolto, ma capace di risolvere nel modo migliore possibile, alieno dalla lotta seppur costretto ad affrontarla, però con un brontolio ora sommesso, ora palese, che non č mai aperta ribellione, ma che č mitigato dal buon senso di chi conosce gli uomini e le loro contraddizioni. Nelle satire l’Ariosto mette a fuoco le proprie convinzioni personali, l’aspirazione ad una vita dignitosa, indipendente, quieta che gli permetta di dedicarsi serenamente alla propria arte, evita però la polemica scoperta ed eccessivamente risentita, attenuando l’acrimonia e realizzando un discorso affabile ed arguto, nel quale riecheggia la voce di Orazio. Egli evoca immagini di luoghi e persone, affetti, esperienze personali , tutto filtrando attraverso una pacata riflessione ed una sapiente trasfigurazione letteraria . Mentre nelle “Rime” č possibile cogliere l’immagine di un Ariosto umanista, dalle Satire emerge il misurato autoritratto morale, tracciato con bonomia, di un uomo dotato di acuta e vivace curiositĂ , sensibile e fantasioso, ma anche concreto e indipendente nelle proprie scelte e giudizi e saggiamente realistico. L’Ariosto ha ,come il suo contemporaneo Machiavelli, la convinzione che la conoscenza del mondo si può ottenere ovunque ed in qualsiasi condizione sociale la sorte collochi l’individuo, e da tale convinzione scaturisce la sua capacitĂ  di adattamento, spesso erroneamente interpretata come acquiescenza morale. Importante č per l’Ariosto osservare l’uomo nelle sue attivitĂ  quotidiane, nelle sue reazioni ed impulsi per ricavarne il significato della vita, senza nĂŠ rifiutare la realtĂ  nĂŠ lasciarsi sopraffare da essa, bensĂŹ comprendendola ed analizzandola con mente liberamente critica. Nelle satire compaiono lungaggini , qualche nota pedante di origine umanistica, qualche volgaritĂ , ma in generale esse sono fresche e vive, proprio perchĂŠ prive di artifici letterari e di saccenterie Liriche latine.- le liriche latine sono un tipico prodotto della poesia umanistica, mediocremente ricalcanti i modelli antichi, in particolare Ovidio e Properzio, anche se la sorridente galanteria e lo scherzo lieve di alcuni epigrammi preludono al sorriso arguto ed aristocratico proprio del migliore Ariosto Commedie.- Anche con le sue commedie l’Ariosto volle accostarsi alla realtĂ  contemporanea , pur dovendo modellare il proprio teatro secondo il gusto imperante che imponeva l’imitazione di Plauto di Terenzio. Le commedie ariostesche, pur non presentando un particolare pregio letterario, non sono però una pedissequa imitazione dei celebri commediografi latini, poichĂŠ in esse non mancano spunti satirici ed allusioni a fatti e persone che emergono dagli schemi ripresi dal testo antico econferiscono vivacitĂ  al dialogo ed all’azione. Storicamente tali commedie sono importantissime , poichĂŠ danno inizio al nostro teatro volgare. Con molta prudenza l’Ariosto affronta la novitĂ  dello scrivere in italiano ed in prosa una commedia sfidando apertamente il dotto e conservatore mondo umanistico. Egli č perciò costretto a non discostarsi eccessivamente dai modelli antichi, senza però rinunciare a quel realismo che avverte come irrinunciabile elemento dell’arte. La prima commedia, la “Cassaria” e la seconda “I Suppositi” sono opere in prosa , ma la seconda č stata poi riscritta in versi e le seguenti sono anch’esse scritte in versi piů aderenti alla forma originale della commedia latina. Nelle commedie l’Ariosto appaga il suo gusto per le vicende avventurose e per ’imprevisto, senza attardarsi in notazioni psicologiche Le lettere.- scritte frettolosamente rivelano appieno lo stile antiletterario dell’Ariosto , però la concisione realizza una notevole forza espressiva,. Le opere minori dell’Ariosto acquistano valore quando sono considerate in funzione del “Furioso” che riassume tutte le esperienze umane e letterarie del poeta, diventando lo specchio dello spirito multiforme dell’epoca.

  

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