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Bucoliche (Virgilio)

Le Bucoliche sono una raccolta di dieci poesie giovanili di carattere pastorale scritte da Publio Virgilio Marone. Sono ritenute il primo testo della letteratura augustea, per la loro esigenza di ricreare i testi greci guardandoli come classici.

Per comprendere appieno il senso delle Bucoliche occorre fare un passo indietro ed alcune considerazioni. Sino alla loro pubblicazione Teocrito era stato il meno popolare fra i grandi autori ellenistici: infatti, con il suo mondo, insieme semplice, delicato e artificioso e la sua poetica che non si prestava a manifesti e sperimentazioni non era adatto a colpire l'immaginazione dei poetae novi. Teocrito era un poeta cittadino, la poesia degli Idilli è il vagheggiamento - nostalgico e dotto - di un mondo pastorale convenzionale, modellato sul gusto di un pubblico inurbato e di una società di corte.

Table of contents
1 Rilettura di Teocrito
2 Riassunto delle Bucoliche :
3 Struttura delle Bucoliche
4 Poesia come rifugio

Rilettura di Teocrito

Protagonisti dell'azione erano, in quel caso, i pastori, che si muovevano in un paesaggio ricco ma statico, come il fondale di un teatro. Tocchi di realismo e slanci di nostalgia erano caratteristici di tale genere. (N.B.: Teocrito, nel III secolo AC scrisse un poemetto intitolato "la siringa" i cui versi disegnano lo strumento musicale, tale uso fu ripreso da Guillaume Apollinaire nei calligrammi (1918), da Marinetti e da altri futuristi, da Ungaretti etc.).

Virgilio rilesse, attraverso, Teocrito il mondo rurale in cui era cresciuto e non si limitò a conoscere a fondo il corpus teocriteo, i bucolici minori del II - I secolo AC e i commentatori di Teocrito, bensì imparò i codici di tale genere letterario. Il risultato non si può ridurre ad un semplice processo imitativo, infatti la nuova opera è pari al modello, senza che siano presenti corrispondenze puntuali con gli idilli teocritei.

Il titolo d'insieme Bucolica, "canti dei bovari", rievoca uno sfondo pastorale dove i pastori sono attori e creatori di poesia. Al singolare (per una tradizione che risale ai grammatici latini) si preferisce il termine egloga, ossia "poemetto scelto". L'originalità di Virgilio è anche nella scelta di dedicare a questo genere un libro intero. Nessun altro libro poetico antico, prima di Virgilio, esibisce lo stesso livello di complessità architettonica e unitarietà.

Riassunto delle Bucoliche :

I. Omaggio ad Ottaviano: dialogo fra due pastori, Titiro e Melibeo. Contrasto di destini: il primo, beneficato a Roma da un giovane divino (Ottaviano), godrà la sua vita tranquilla; il secondo vagherà lontano, privato dei suoi possedimenti.

II. Monologo amoroso: lamento d'amore del pastore Coridone per il giovanetto Alessi.

III. Tenzone poetica fra due pastori, svolta in canti alternati.

IV. Canto celebrativo per la nascita di un fanciullo, che vedrà l'avvento di una nuova "età dell’oro". (nel medioevo fu interpretata come profezia dell’avvento di Cristo).

V. Lamento per la morte di Dafni, eroe pastorale divinizzato; è suddiviso fra due pastori, Menalca e Mopso.

VI. Il vecchio Sileno, catturato da due giovani, canta un catalogo di scene mitiche e naturalistiche, in cui campeggia la consacrazione poetica del poeta elegiaco Cornelio Gallo. L'egloga è preceduta da una dichiarazione di poetica, che, secondo l'uso alessandrino, introduce la seconda metà del liber.

VII. Tenzone poetica: Melibeo racconta una gara fra due poeti, i pastori arcadi Tirsi e Coridone.

VIII. Dedicata ad Asinio Pollione, è una gara di canto, divisa in due storie d'amore infelice: il lamento di Damone, che sceglie la morte, e le pratiche magiche di una donna innamorata.

IX. Dialogo fra due pastori-poeti, con richiami alla realtà della campagna mantovana e alle espropriazioni seguite alle guerre civili.

X. Conforto del poeta bucolico Virgilio alle sofferenze d'amore del poeta elegiaco Cornelio Gallo. (Tipico ambiente bucolico: Arcadia).

Struttura delle Bucoliche

Il numero di dieci potrebbe riferirsi a una raccolta di dieci Idilli (brevi componimenti pastorali) teocritei conosciuta da Virgilio, esistono, comunque, numerosi parallelismi fra singoli carmi. Al primo posto un omaggio ad Ottaviano, all'ultimo l'egloga dedicata a Gallo, i due centrali (V e VI) sono occupati da un'egloga che forse allude alla scomparsa di Cesare e da una che affronta questioni di poetica e che è dotata di un piccolo proemio. Alcune egloghe sono concepite a coppie e distanziate: I e IX (riferimenti alla guerra civile in Italia); II e VIII (monologhi amorosi); III e VII (tenzoni poetiche); IV e VI sono i due componimenti meno «pastorali» del libro.

Il carattere miscellaneo della raccolta di Teocrito aveva consacrato la varietà di temi, Virgilio sfruttò al massimo tale possibilità ambientando le egloghe nel paesaggio italico a lui familiare, inoltre (fondamentale apporto di Virgilio alla tradizione della pastorale europea) vi sono accenni, soprattutto nella decima, a un particolare paesaggio ideale, l'Arcadia, un mondo beato di pastori, isolato fra le montagne e frequentato da presenze divine, ripreso dalla cultura greca anteriore, ma il mito dell'Arcadia come terra della poesia deve moltissimo a Virgilio. L'altro rilevante contributo di Virgilio alla tradizione bucolica consiste nel libero uso di spunti autobiografici. Il dramma dei pastori esuli nelle egloghe I e IX contiene un nucleo di esperienza personale. Negli anni 42-41 AC confische di terre a favore dei veterani colpirono gli agricoltori intorno a Cremona ed a Mantova.

Virgilio fu dapprima spossessato, poi reintegrato nella proprietà ad opera di personaggi influenti: Asinio Pollione, Alfeno Varo, Cornelio Gallo (citati nella raccolta bucolica). Virgilio interpreta attraverso il linguaggio bucolico l'epoca delle guerre civili senza ricorrere ad allegorie quando vuole alludere a uno sfondo storico. Ciò avviene nelle egloghe I e IX, e nella IV. Sicura è la presenza implicita di Ottaviano nella I egloga. Nella IV egloga, Il poeta si solleva oltre la sfera pastorale per cantare un grande evento.

Questo componimento ha dato luogo ad un equivoco, infatti, il bimbo che con il suo avvento riporta l'età dell'oro nel mondo in crisi fu identificato, durante il medioevo, con Cristo. In realtà l'egloga si inserisce nelle aspettative di rinnovamento tipiche dell'età di crisi fra Filippi e Azio (48 Ac – 31 AC). Le poesie in onore di nozze e nascite avevano una loro tradizione, l'egloga è datata al consolato di Asinio Pollione, nel 40 AC. L'ipotesi migliore (spiega l'oscurità del riferimento, chiaro per i lettori contemporanei e misterioso pochi anno dopo) è che il bambino dell'egloga fosse atteso in quell'anno, ma non sia nato mai.

In quell'anno molte speranze derivavano da un patto di potere, che doveva rivelarsi effimero, fra Ottaviano e Antonio che aveva sposato la sorella di Ottaviano, ma il matrimonio durò poco e non vi furono figli maschi. L'egloga, per il suo linguaggio sfumato e oracolare, fu mantenuta al suo e, involontariamente, Virgilio aprì la strada all'interpretazione cristiana della sua poesia, tanto importante nel Medioevo. La VI contiene un omaggio al poeta Cornelio Gallo.

Gallo ritorna come poeta d'amore nella X egloga, un componimento nel quale lo scenario dell'Arcadia è tipicamente bucolico, proprio come l'idea che la poesia possa lenire le pene d'amore avvicinando l'uomo alla natura. Gallo è rappresentato come l'incarnazione di un'altra poesia: il canto elegiaco (autobiografico e sentimentale), che è anche (come per Properzio e Tibullo) una scelta di vita. Il poeta elegiaco Gallo, provato dall'amore infelice che è la sua scelta esistenziale, cerca rifugio nella poesia bucolica dell'amico. Il confronto dei due mondi permette a Virgilio di rendere omaggio a un grande amico, ma anche di precisare (esplorando i confini, le somiglianze e le differenze del genere bucolico e del genere elegiaco) la propria poetica [confronto fra poesia elegiaca come esperienza esistenziale e poesia bucolica che porta serenità all’animo).

Poesia come rifugio

La poesia - per tirare alcune somme - è vista come un rifugio contro i drammi dell'esistenza, la vita ritirata dei pastori accoglie motivi epicurei, le passioni sono presenti, ma la poesia è un modo di superarle mediante l'armonia. A fianco del poeta si intravedono le figure di grandi protettori, che rendono possibile la sua vita di otium poetico. La poesia elegiaca vuole che il poeta sperimenti sino in fondo le pene d'amore, mentre nel genere bucolico il canto d'amore è consolazione e riconciliazione con la natura.

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